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La rivincita di Windows Xp
Windows Xp sta avendo la Sua rivincita morale e commerciale nei confronti del Blasonato successore: Vista.
Vediamo cosa è accaduto
Un anno fa tutta Microsoft festeggiava il rilascio della versione consumer di Windows Vista, il prodotto più avanzato mai generato.
Ma 12 mesi e oltre 100 milioni di copie vendute non hano dissipato i chiaroscuri che hanno contrassegnato il prodotto .
Anzi….
La questione della sicurezza rimane un punto aperto: Microsoft nel 2007 ha distribuito 69 update per tappare le falle del sistema e nei primi giorni di quest’anno ha provveduto a rilasciare una “patch” per ovviare a una vulnerabilità ritenuta molto pericolosa se utilizzata dagli hacker su larga scala.
A metà febbraio arriva l’attesissimo Service Pack 1 (il primo sostanziale kit di aggiornamento di sicurezza del software) e con esso le attese migliorie funzionali e gli attesi rimedi ai numerosi bug del sistema operativo che dovrebbero convincere le aziende ancora decisamente reticenti a effettuare una costosa migrazione verso l’ultima versione di Windows.
Vista, però, malignano alcuni esperti e addetti ai lavori, rischia di essere un brand la cui immagine è irrimediabilmente macchiata.
Della popolarità di Windows e di come questo marchio sia il principale biglietto da visita di Microsoft non si discute; Vista, invece, sarebbe agli occhi di tanti (consumatori) un accessorio dell’universo Windows, il sistema tramite cui accedere ai servizi Live e non il “sistema operativo” in quanto tale.
Sulla reale diffusione di Vista, inoltre, c’è chi ha fatto i conti in tasca alla società nordamericana: nel 2007 sono stati venduti 270 milioni di nuovi computer e solo poco più di un terzo di questi era equipaggiato con il nuovo sistema operativo.
Considerando che Windows è installato su circa il 95% di notebook e desktop è facile intuire come Xp (90 milioni le copie vendute nel primo anno di vita, in un mercato da 130 milioni di pc) abbia fatto ancora la parte del leone.
Tanto che Microsoft ne ha allungato la distribuzione fino al 30 giugno 2008.
Vista, questo il punto, non è piaciuto a tutti e le difficoltà emerse nel renderlo compatibile ai software e all’hardware esistente sono divenute spesso e volentieri dei veri e propri ostacoli (soprattutto nelle medie e piccole aziende).
Su molti blog della Rete il dibattito è quanto mai acceso e uno dei temi caldi è il numero effettivo di licenze registrate: molte meno, delle copie del sistema operativo preinstallate sui computer venduti a scaffale
Dulcis in fundo, sono molti i “rumors” nella rete che parlano di un prossimo Service Pack per Vista che INCLUDEREBBE un downgrade a Windows Xp…..
non so quanto sia attendibile la cosa, ma se risultasse vera, sarebbe una completa “ammissione di colpa” da parte di Microsoft…..
Windows 7, ecco l’erede di Vista
Windows 7, ecco l’erede di Vista
Microsoft potrebbe accelerare i tempi del rilascio del sistema operativo che succederà al non troppo fortunato Vista.
Bill Gates a margine di un convegno si è lasciato scappare un’affermazione pesante: «Windows 7 ci sarà per il 2009 più o meno».
La frase è sibillina ed è molto probabile che l’ex big boss di Microsoft si riferisse a una qualche versione di anteprima.
Windows 7 conosciuto anche come Seven e con i nomi in codice Blackcomb e Vienna. Tra le caratteristiche ci sarà l’abbandono dell’attuale interfaccia basata sul pulsante start usato dai tempi di Windows 95, un supporto per i display touch e, si spera, la risoluzione di molti problemi. Windows 7 infatti dovrebbe essere leggero, agile e più facile da usare.
Dal 2010 Windows (Blackcomb o Windows 7) cambierà radicalmente fisionomia. E forse tornerà alle origini.
La novità, mostrata da Traut, si chiama MinWin, ovvero un prototipo di kernel (nocciolo) per il futuro Windows 7 ridotto ai minimi termini.
Soltanto un centinaio di files contro i circa 5mila che fanno oggi il cuore di Vista.
E un’occupazione su disco di 25 megabytes contro 4 giga.
MinWin può lavorare in uno spazio di 40 megabyte di memoria (la dotazione di un telefonino a basso costo di oggi) e gestire un server web (http) e qualche altra applicazione.
È una sorta di ritorno alle origini per Windows.
Nel 1988, quasi vent’anni fa, Windows Nt 3.1 (l’antenato dell’attuale Vista) si presentò sulla scena con un kernel poi non molto diverso, per dimensioni. In pratica tutte le funzioni base del sistema operativo necessarie per gestire la memoria, l’organizzazione dei files e dei processi di calcolo. Il resto invece assegnato ad appositi moduli (interfaccia grafica, protocolli di rete..) che il kernel avrebbe caricato e scaricato ogni volta, a domanda.
Fu un approccio non molto efficiente (richiede un continuo uso di memoria Ram e di capacità di calcolo), dato che la stessa Microsoft, nella versioni successive di Nt (e poi Xp) fece gradualmente “ingrassare” il kernel inserendovi prima la gestione dell’interfaccia grafica e poi dei protocolli di rete e di alcune periferiche. Fino a Vista, che nel kernel ha persino complesse funzioni di visualizzazione tridimensionale, velocissime ma costose.
Alla fin dei conti (e analoga fu l’esperienza di Apple, Ibm e dello stesso Linux) si capì che su un pc monoprocessore e a larga disponibilità di Ram e dischi la necessità di un sistema operativo altamente modularizzato non era poi tanto impellente, anzi i costi ne superavano i benefici reali.
Oggi però il microkernel sta tornando in auge. I microprocessori diventano multicore, la compatibilità tra dispositivi personali piccoli (come telefonini, videocamere o lettori Mp3) e pc è sempre più importante. E soprattutto il futuro sta nell’incorporare software in oggetti diffusi e cooperanti, dove un piccolo kernel più una singola applicazione può fare la differenza.
E MinWin (su cui stanno lavorando circa 200 ingegneri Microsoft) può per esempio replicarsi su 256 processori e lavorare in un sistema coordinato (multiprocessing). Non solo: un microkernel, con connesso sistema operativo modulare è la miglior soluzione per ambienti di virtualizzazione, come Hypervisor, che consente di eseguire, sullo stesso pc, più ambienti operativi, nuovi e del passato.
Le premesse sembrano esserci, adesso non resta che attendere….:-)



